Daniela logopedista

Buongiorno, sono Daniela logopedista di Rodello …

Desidero farvi i complimenti per le modalità di conduzione e per i “contenuti”  lasciati e condivisi con noi durante il corso di biodanza, tenutosi dove lavoro; non so se vi sono arrivati già dei commenti e/o dei riscontri dai partecipanti, ma personalmente sono rimasta a dir poco affascinata ed arricchita…Quelle giornate hanno generato una trasformazione nel mio vivere quotidiano sia nel contesto familiare che in quello professionale o addirittura nell’ambito di ogni mio relazionarmi con gli altri esseri viventi ( umani, animali, vegetali… si, credo ne stiano traendo “benefìci riflessi” oltre che colleghi, familiari, amici, anche animali di casa e  piante o  fiori del mio orto/giardino!!!). Dopo la prima giornata, ho percepito subito dei cambiamenti: nel vivere di tutti i giorni ogni esperienza in modo più profondo, sincero… Ma attenzione non “idealmente” ma “realmente”, cogliendo sfaccettature positive e negative di ogni esperienza e relazione con l’ambiente esterno e con gli individui di ogni genere che  vi sono inseriti con un agire mutato e mutabile ( mi avete fatto crescere delle antennine invisibili??). Anche sul lavoro era differente…Nella prima settimana successiva al corso, tutte le colleghe che vi avevano preso parte erano diverse, trasformate loro e/o trasformata la sottoscritta, in quanto più propensa ad accogliere pregi e difetti con più tolleranza… Innanzitutto il Lunedì che ci portava ad affrontare un’intera settimana di lavoro, senza la pausa ristoratrice e rigenerante del fine settimana non iniziava con note di stanchezza, ma era invaso da una sorta di entusiasmo, energia e amabilità verso gli altri, verso la vita tutta…Altro che storie sembravamo tutti fatti!! E la maggior parte dei colleghi, compresa me, non credo abbia mai fatto uso di sostanze stupefacenti!! Incontrandoci nei corridoi dei reparti ci si regalava abbracci, si gioiva della presenza degli altri, si univano le mani simulando piccole ronde, il clima  era differente ( armonia, condivisione profonda, comunicazioni più efficaci, nessun fraintendimento); le consegne  riguardanti i nostri assistiti erano diverse, amalgamavano sapere e saper essere come mai prima era stato così facile, naturale.. Anche l’accoglienza e la capacità di ascolto riservate ai pazienti era ed è differente.. parlando in prima persona, ero più sorridente di prima e gioivo di ogni singolo giorno e ad ogni persona che si relazionava con me trasferivo energia positiva, suggerivo strategie con più facilità perché con più facilità trovavo parole e soluzioni…

Mi sorprendevo a pensare che questi effetti non si esaurivano ( avevo quasi timore che si verificasse una fine di questa condizione quasi magica) dopo la prima dose di biodanza.. Ne deducevo che mi ero come trasformata! Ovviamente la qualità del lavoro è migliorata notevolmente, ma non basta mi è sembrato che l’entusiasmo dei biodanzanti abbia contagiato anche i non biodanzanti; lo si è capito dalla loro curiosità, dal loro porre domande.. Insomma, non volevo farla così lunga, però ecco cosa siete stati in grado di fare e vi assicuro che spesso non trovo le parole e adesso potrei continuare a scrivere per ore non avendo esaurito appieno ciò che provo e ho provato.

Da parte mia:  un GRAZIE come gratificazione per il vostro lavoro meraviglioso e per averci fatto assaporare la bio-danza; un ARRIVEDERCI a presto, perché spero che il nostro primario illuminato abbia colto le potenzialità infinite  (alcune esplicitate dalla splendida docente  altre raccontategli da noi con entusiasmo) di questa nuova “Disciplina”, ma non vorrei aver usato un termine poco adatto o riduttivo, se fosse così perdonatemi. Noi tutte abbiamo richiesto altri eventi  in singole giornate o altro… Personalmente mi piacerebbe bio-danzare con un team al completo, composto da fisiatra, internista, capo sala, infermiere professionali, oss, logopediste, fisioterapisti, terapisti occupazionali, neuro psicologa, foniatra… E sarebbe interessante testarlo su tutte le persone prevenute, scettiche o quelle che si ritengono non portate per esperienze simili,  sarebbe sicuramente interessante coinvolgere altre figure che in in struttura lavorano in maniera meno visibile ma non per questo meno importante. Mi riferisco alla cucina, alla lavanderia, alle  pulizie, agli uffici, agli impiegati dell’accettazione, al centralino… Mi piacerebbe biodanzare con tutti i colleghi perché penso che si potrebbero ottenere effetti sorprendenti innanzitutto sulla comunicazione spesso difficile tra alcuni settori, valorizzando le risorse umane straordinarie che lavorano nella struttura di cui sono orgogliosa di far parte!!! Per una clinica felice, potrebbe essere lo slogan!!.
Con un forte abbraccio biodanzante, vi saluto.
Daniela

MUSICA MOVIMENTO COLORE

 

Una luminosa

domenica di settembre

volti e corpi  sconosciuti.

Li unisce

un cerchio

un’idea

un desiderio.

Cerchiamo le paure

annidate nel nostro corpo

bambini abbandonati

dimenticati

lungo la strada.

Frammenti di noi stessi

che non abbiamo amato,

che non sono stati amati.

Li abbracciamo

ci abbracciamo

nel cerchio

nell’idea

nel desiderio

di unirli a noi.

La gioia

di ritrovarli

di ritrovarci

infine

insieme.

Marilena

 

Autostima con la Biodanza

Riflessioni   sul seminario ”Autostima con la Biodanza” per  il Sindacato  CGIL Puglia  del 24-25 marzo 2004 ad Ostuni (BR)

Le donne –  e gli individui in genere – non riescono ad esprimere le proprie potenzialità e capacità – anche in ambito sindacale-  non tanto e non solo per carenza di conoscenze , di tempo o di attitudini , ma  per ostacoli che noi stessi ci poniamo, soprattutto nelle relazioni con gli altri , auto-limiti che sovente affievoliscono lo spirito d”iniziativa ,  i  comportamenti di approssimazione all’altro , la  passione delle idee ,  la testimonianza della propria affettività  e, più in generale , il tipo di apertura alle  comunità che si frequentano , e  riconducibili per lo più ad un denominatore comune :  la paura del giudizio, delle valutazioni negative , su di noi come persone  e dunque timore  del confronto per una radicata svalutazione di   se stessi.

Al contrario con la Biodanza  attraverso il movimento gioioso ,cosmico, primordiale ,  trasversale al tempo  e alle epoche   è possibile mettersi  in gioco, e sospingere nell’oblio  quanto vi è di distorto e patologico   nelle  abitudini di relazione con se stessi anzitutto e con gli altri ; è possibile guadagnare in sincerità ed autenticità e vigore comunicativo senza disperdersi in uno sforzo dispendioso del  sè perchè immersi  un ambiente ” protetto” ,  altamente accogliente e comunitario, in cui domina un feed-back travolgentemente positivo.

Il segreto di questa danza non è nuovo : è nelle origini dell’umanità  lo spirito di passione ed ebbrezza , di gioia e piacere , di liberazione e sviluppo di impulsi profondi ,di superamento dell’io individuale , spesso dissociato e triste , nella danza e nella festa , nell’incontro con gli altri e nella riconciliazione con la natura .

Nuovo , inconsueto  è il contesto di riferimenti in cui è stato agito e in cui tradizionalmente è legittimato un atteggiamento esistenziale ispirato alla ragione , alla riflessione ,  alla misura e al controllo anche nel conflitto .

Attraverso  gli esercizi di ” lievità dionisiaca ” si è costruita l’esperienza e la memoria di una comunità o intelligenza che ci abbraccia, ci unisce e per la quale ogni persona è ugualmente importante , unica, irripetibile, indispensabile alla composizione geometrica  del cerchio: ma  proprio per questo permeabile all’altro, disponibile  al confronto e alla testimonianzaresistente al  conflitto.

Maria

Biodanza nella Scuola

Scrivere cosa penso della BIODANZA è la cosa più difficile: si potrebbero dire migliaia di cose come nulla, non c’è una descrizione, un’idea, qualcosa che faccia capire di cosa si tratta,  l’unico modo per comprendere è partecipare ad un incontro.

Personalmente ho trovato quest’esperienza straordinaria e, non esagero, ha permesso a me e ai miei compagni di conoscerci veramente, in una società “quadrata” lineare quasi monotona, è stata una via di uscita, la porta per uscire dalla frenesia, sentirsi in pace con sé stessi magari non tranquilli, a volte agitati, o completamente rilassati, in qualsiasi caso completamente diversi e migliori di come si era prima.

Entrare in quell’aula vuol dire mettersi a nudo, esternare le proprie emozioni, creare legami strettissimi e approfondire quelli già importanti, non giudicare, sentirsi parte e fonte di un’energia incredibile, aprire il proprio cuore ai compagni, abbracciare sinceramente ogni persona e apprendere qualcosa ad ogni abbraccio; vuol dire voler bene, lasciare da parte ogni rancore, ogni invidia, scappare dal mondo che ci opprime e rifugiarsi nella BIODANZA.

Movimenti fluidi, dolci, lenti, completamente contrastanti con i nostri ritmi quotidiani.Quando si entra in quell’aula sai che troverai uno sguardo dolce, un sorriso sincero, un caldo abbraccio, amicizia magari non profonda ma sicuramente nata con un legame indistruttibile, rapporti di sincerità tra persone….. la sincerità ormai sparita dal nostro mondo!

E poi c’è il divertimento, la gioia nel passare qualche ora in compagnia, sapendo che qualcosa di incredibile sta rinascendo in noi ma non preoccuparsi per questo, si sta bene con gli altri e con se stessi ed è davvero indescrivibile.

Potrei scrivere pagine e pagine, le emozioni cominciano a sgorgare pian piano per non fermarsi più, potrei riempire fogli di concetti  magari senza senso, preso dall’euforia che scatena dentro di me,ma l’unico modo per “decifrare” le mie parole è provare, prendere parte a questo “miracolo” terreno,eliminare ogni paura e avere fiducia in noi stessi: io l’ho provato quest’anno per la prima volta e credo che non l’abbandonerò mai più!!

Dario  allievo del  3° anno  del “ Liceo Scientifico Majorana”   di Moncalieri – TO

 

Riflessioni di un Uomo

Mi sono lasciato coinvolgere dalla biodanza naturalmente, come se il mio corpo e la mia anima la sentissero confacente ai propri bisogni, vi trovassero gusto, soddisfazione, una realizzazione di me stesso.

Per tutti gli ambiti dell’esistenza trovo sempre più che c’è qualcosa che è più naturale di qualcos’altro per me stesso e suppongo anche per gli altri. I sensi me lo dicono, mi mettono sull’avviso; cibo, acqua inquinati, aria malsana, natura che diventa nemica o che perde la sua bellezza. Ma è così pure per le idee. Il cuore, i sentimenti, la mente mi dicono se certe idee sono sane, coerenti, ragionevoli, belle. Il nostro pensiero può creare grandi architetture di ragionamenti, grandi ideologie, la scienza può tentare di descrivere l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, ma poi tutte queste idee devono subire la cartina di tornasole, la prova non solo della coerenza e fondatezza logica e sperimentale, ma anche quella dei nostri sentimenti, dei nostri valori, delle relazioni tra gli uomini che ne discendono, dell’accettabilità fisica della fatica che impongono dei costi che comporta sia la realizzazione che il fallimento delle idee medesime.

Insomma sempre più mi penso e mi trovo materialmente come un’unità, con tutto me stesso, a giudicare le esperienze di questo mondo. Posso accettare come buona una cosa o un’idea se questa risulta buona per la mia mente come per il mio naso, per la mia anima come per i miei piedi. E la biodanza mi sa di buono.

E’ una tecnica di espressione secondo la musica, ma non è rigida. Quella stessa musica è già stata espressione del suo autore rispetto alle sue esperienze di vita, ai suoi sogni. Ed è come se noi ci lasciassimo stimolare da quella esperienza di vita e da quel sogno, come per trasmettere e far risuonare le cose belle e lasciar stimolare le nostre singole individualità ad inventare a loro volta qualcosa di nuovo e di bello da trasmettere.

C’è troppa poesia in questa descrizione, quando la realtà è ben diversa? Ma la natura è così.

Ogni fiore è diverso dall’altro o anche simile per famiglie, per gruppi anche a distanze lontane e i profumisono diversi, ma il tutto è un insieme vario ed allo stesso tempo coerente, collegato, cooperativo a formare un bei paesaggio, una buona atmosfera..

Una tecnica non rigida dicevo. Ne avevo bisogno io che non ho una conoscenza tecnica in nessun campo della vita, se non quello del linguaggio. Ma mi piace esprimermi e magari arrivare anche a maneggiare delle tecniche più rigide, sì mi piacerebbe fare della musica, ma passando per gradi di libertà, attraverso l’accettazione dei difetti, degli scarti, delle deviazioni da una tecnica eseguita in modo corretto. Forse proprio per questo la biodanza è curativa, perché non è rigida, promuove l’espressione a cominciare dal livello di partenza da cui uno si trova.

E’ una tecnica di relazione, sollecita a gettare ponti verso il resto dell’umanità, come li getta il bambino che nasce ed ha bisogno prima della mamma e del papa e poi di tanti altri. Guardare l’ altro negli occhi con intensità, con curiosità, con fiducia …

Ho anche sperimentato occhi riposanti dove il mio sguardo poteva fermarsi a riposare.

Toccare l’altro, abbracciare, accarezzarlo, baciarlo: tutte cose di cui siamo capaci e di cui abbiamo bisogno, ma che riserviamo a pochi, a uno, a nessuno. Io in particolare ho questa difficoltà che mi deriva dall’educazione prima e poi dalle scelte fin dal periodo adolescenziale di lasciar prevalere la mente rispetto al corpo.

 Una tecnica di riscoperta dei bisogni e delle potenzialità che sono nel bambino che è in noi, ma che aiuterebbero a creare un mondo più umano per gli adulti che siamo. Una tecnica di cui oggi abbiamo bisogno perché ci siamo allontanati dalla natura, da una riflessione che tenga conto delle gioie e delle sofferenze dell’uomo, dalla religione del Dio padre o madre, che ci fa tutti fratelli, e del Dio in noi. Una tecnica non tecnica come il canto dei contadini di un tempo che aiutava a compiere altre tecniche, a sopportare la fatica del lavoro, a vivere bene la vita. Una tecnica al servizio di ciò che è al di là della biodanza, la contiene e vi è contenuto: vi sono consonanze con la religione aperta del dio padre, con il pensiero gandhiano, ecologista, anarchico (Tolstoj, Bookchin).

Una tecnica al servizio della buona vita.

Guido

BioDanza: la Danza della Vita

Mi sono avvicinata quest’anno per la prima volta alla biodanza soprattutto per la curiosità che Rosanna era riuscita a suscitare in me riguardo a questa danza della vita, ma in parte anche spinta dalla ricerca di qualcosa di nuovo che mi potesse aiutare nel mio lavoro quotidiano di medico, bello ma a volte faticoso quando si cerca di instaurare anche un rapporto umano con il paziente.

Sono alla fine di un primo percorso di biodanza, forse potrei definirlo un assaggio, ma sento di poter fare alcune considerazioni.

Ricordo le impressioni del primo incontro, quando accoglievo il sorriso dei componenti del gruppo, ma ricordo anche l’impaccio nel mantenere su lo sguardo. Era più forte di me: ero abituata ad abbassare lo sguardo, nonostante mi consideri una ragazza aperta, avvertivo questa emozione di imbarazzo dentro di me. Prevaleva comunque la gioia di mettermi in gioco, la volontà di continuare a provare.

Ricordo bene il primo abbraccio, la prima carezza con persone che non conoscevo, ma che a poco a poco mi davano la sensazione che io le conoscessi da sempre. E così la biodanza diventò presto piacevole per me. Attendevo ogni incontro con trepidazione. Il gruppo faceva da nido ed allo stesso tempo era una palestra per nuove scoperte. Ogni vivencia era occasione per nuove emozioni o meglio era un momento di riscoperta di emozioni, capacità che sapevo di possedere, ma che la fatica della vita quotidiana mi avevano fatto perdere o diminuire.

Le musiche con il movimento del corpo mi davano delle sensazioni piacevoli, dal pianto liberatorio alla gioia di sentirmi accettata, gratificata dagli altri (i compagni del gruppo) e di accettare io gli altri. Nei giorni successivi tornavo al lavoro con più gioia, guardavo gli altri (i colleghi di lavoro, i pazienti) negli occhi, gli altri mi facevano meno paura, li vedevo meno ostili nei miei confronti, li consideravo pellegrini come me di uno stesso viaggio.

Trovavo che la biodanza mi faceva bene e che costituiva un allenamento per gli incontri nella vita quotidiana, quasi una prova di quel che dovrebbe accadere normalmente nella vita. A tal punto che le capacità apprese nella biodanza possono provocare situazioni che fanno riflettere sulle relazioni e i comportamenti umani considerati normali. Così quando incontrai, per la prima volta e per motivi di lavoro, il responsabile della mia azienda sanitaria, pur trattandosi di un incontro molto formale, al momento del commiato interpretai subito un movimento del suo capo come una disposizione al bacio di certe vivencie. Immediatamente feci per baciarlo ed allo stesso tempo intuii con grande imbarazzo che voleva solo girarsi per dedicare la sua attenzione già a qualcos’altro mentre mi salutava con la normale stretta di mano. Siamo abituati a non perdere tempo!

Fu una cosa buffa, ma anche l’occasione per verificare una volta di più che nella vita, diversamente da quanto la biodanza ci reinsegna a fare, manca l’attenzione per l’altro, il rispetto per l’uomo che abbiamo di fronte. Certo la fretta quotidiana distrugge i rapporti umani, siamo tutti immersi in una corsa frenetica, ma nessuno di noi sa dove corre. Ben venga allora la biodanza come esperienza per farci riscoprire i nostri compagni di un viaggio meno frenetico e competitivo.

Concludo con una speranza, un augurio. Che anche la medicina convenzionale, che i colleghi

medici, anche quelli a me vicini, scoprano questa tecnica psicocorporea per diventare sempre più umani e sempre meno tecnocrati o riparatori dell’uomo come se fosse una macchina.

 

Letizia